giovedì 26 luglio 2018

Siamo finalmente entrati in una nuovo era ecologica?


Piantare alberi porta benefici che sono ora sotto gli occhi di tutti.

Negli ultimi duecento anni i paesi più ‘verdi’ sapevano a malapena cosa fare con i loro alberi. Pensavo fossero solo uno spreco di spazio. Ma grazie al grande cambiamento culturale ancora in atto, le foreste sono passate dall'essere considerate solo luoghi oscuri e temibili a qualcosa di invece semi-sacro e intoccabile.

John Vidal, giornalista del prestigioso quotidiano inglese The Guardian, ha studiato questo fenomeno virtuoso che dà speranza nella lotta contro le cause dei cambiamenti climatici.


Alberti come strumenti di benessere

Abbiamo imparato che gli alberi possono darci molto di più più valore che fornire semplicemente legname:

  • Mantengono umidi i terreni
  • Prevengono alluvioni e forniscono riparo
  • Abbelliscono i paesaggi
  • Proteggono le risorse idriche
  • Aumentano la biodiversità
  • Migliorano la conservazione e il benessere umano.

Lo hanno capito in tanti paesi, a loro spese. In Italia, per esempio, l’incuria dei territori ha portato a disastri naturali, come frane e alluvioni, che se non evitati potevano essere almeno limitati. Ma il trend positivo di riforestazione è ormai su scala mondiale:

  1. La Cina ha in programma di piantare foreste per un’area equivalente alle dimensioni dell'Irlanda .
  2. In 'America Latina si sono impegnati a ripristinare 20 milioni di ettari di foreste degradate, lo stesso in Africa (oltre 100 milioni di ettari).
  3. L'India sta piantando 13 milioni di ettari di alberi.


Le più grandi minacce per gli alberi


Ripiantare è senza dubbio positivo, ma il problema è ancora molto serie. Una volta, la più grande minaccia per gli alberi erano i taglialegna e l'espansione dell'agricoltura. E’ ancora così, ma la deforestazione e il degrado causati dall'uomo rendono le foreste più vulnerabili al fuoco. Inoltre, le malattie, gli insetti dannosi e la siccità legata ai cambiamenti climatici rischiano di uccidere gli alberi in un numero sempre maggiore.

La riforestazione è un segnale positivo, ma non se fatta senza criterio. Quando le foreste vengono piantate su scala industriale, così come succede di solito in seguito alle politiche statali, fino al 20% degli alberi può morire entro pochi anni. Il tutto con un costo molto alto per tutta la comunità, sia per i soldi spesi per l’attività di riforestazione sia per i mancati benefici dovuta ad una percentuale di insuccesso così alta.


C’è una soluzione? L’esempio del Niger


Si sta diffondendo sempre di più spesso un sistema noto come ‘agro-forestale’, in cui alberi e arbusti vengono coltivati ​​intorno o tra le colture, spesso su terreni forestali degradati. Ci sono circa 2 miliardi di ettari di questa terra in tutto il mondo e ripristinarla con l'agricoltura agra-forestale non può solo mettere più cibo sulle nostre tavole, ma creare anche migliaia di posti di lavoro e combattere il cambiamento climatico.

Esempi positivi di questo sistema? Solo 30 anni fa il Niger era un paese povero, a rischio di siccità. Seguiva una politica di sviluppo consigliata dagli esperti dei paesi ricchi: intensificare la propria agricoltura, liberando vaste aree di terra e piantando enormi campi di grano e mais. Questa strada si è rivelata in molti casi sbagliata e il costo è stata la deforestazione.


La rivoluzione verde parte dal basso

Sono state però le persone comuni, e non lo stato, a cambiare questa storia in loro favore. Come racconta Fred Pearce, per risparmiare tempo i giovani locali che tornavano dal lavoro all'estero negli anni '80 piantarono le loro colture senza prima liberare la terra dagli alberi, come si era sempre fatto prima. Con loro sorpresa, i raccolti di grano risultavano essere migliori che nei campi vicini che erano stati ripuliti da tutte le piante legnose. Quando la stessa cosa è accaduta l'anno successivo, i villaggi hanno capito il messaggio: gli alberi erano facevano bene ai i loro raccolti.

Da allora, qualcosa come 200 milioni di alberi in Niger sono stati piantati o incoraggiati a rigenerarsi in modo naturale su 5 milioni di ettari. Nei luoghi in cui gli alberi sono tornati, la produzione alimentare è aumentata di 600.000 tonnellate all'anno. La parte del governo in questa storia di successo è stata minima.

Gli effetti benefici della riforestazione sull’agricoltura, ma anche nel combattere gli effetti delle alluvioni, sono stati recepiti in molti altri paesi, come Pakistan, India, Malawi, Ethiopia e Mali, dove sono stati ripiantati migliaia di ettari di alberi.

È troppo presto per pensare che siamo ecologicamente più alfabetizzati, ma aumenta la consapevolezza del problema e la sensibilità della gente. Questa nuova rivoluzione verde parte dal basso, dalla gente comune, non bastano le leggi. Anche i governi se ne stanno, forse, rendendo conto.

Fonte: The Guardian

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